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Luca-Ciurlia

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Re: Il mito dell’economia sociale di mercato

from Luca-Ciurlia on 12/04/2013 11:46 PM

Condivido pienamente.

Puntualizzo:

-preciso proprio che il deficit lo trovo accettabile solo e solamente se porta a crescita, non deve essere fine a sè stesso nè tanto meno strutturale. Terra terra, i progetti di mate finanziaria (l'incubo del dott.Sacchi, buahahah), ho un deficit oggi per un di più nel futuro...insomma, il deficit lo vedo plausibile solo se collegato a investimenti efficaci per una crescita.

 

-attenzione alle tasse sui consumi: in realtà potrebbero essere un boomerang per le fasce deboli. Bisogna pensarle molto molto aggressive e non aggirabili oppure quelli che rischiano di rimetterci di più son proprio le fasce basse.

 

-Bè, sul terzo punto, non ho nulla da dire. La mia perplessità deriva dal quesito che ho posto anche a lezione e a quello che accade in questi giorni in Ucraina. Il rischio di essere percepiti come un "blocco", come una "minaccia" è alto dai vecchi gerarchi dell'Est. Negli anni addietro la guerra fredda è rimasta tale, ma ora la situazione non è proprio uguale, io vedo un rischio davvero grande.

 

Puntini puntini, poi come lo sapremo, siamo in mezzo al processo [cit.]

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Riccardo-Mo...
Admin

36, male

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Re: Il mito dell’economia sociale di mercato

from Riccardo-Modena on 12/03/2013 10:27 PM

Ciao Luca!

Finalmente la mia creatura è utilizzata! Ti rispondo punto per punto, visto che questo è un forum di discussione:

- Io penso che il pareggio di bilancio sia condivisibile non senso che uno degli obiettivi dell'ESM è lo sviluppo e la crescita dell'economia senza "caricare" le generazioni future con il debito. Germania e America si sono gia dimostrate capaci di fare cio. So che in Italia la ssituazione è diversa, ma non è impossibile raggiungere questo obiettivo. Occorrerebbe una ristruttrazione ed una revisione del sistema fiscale, in assenza di strumenti di politica monetaria (ricorso al debito).
- Come dovrebbe essere la tassa del futuro? A mio parere: inevadibile/ineludibile, deve "colpire" tutti, deve evitare di impoverire ulteriormente le fasce deboli andando a prelevare più soldi da chi ne possiede di più. Secondo me l'idea di una tassazione patrimoniale è sbagliata. Impopolarità a parte, è facilmente "aggirabile", soprattutto dai "grandi contributori" che possono spostare sedi aziendali all'estero, creare società fittizie, spostare i capitali in paradisi fiscali. Secondo me occorre abbandonare l'approccio patrimonialistico a favore di una migliore tassazione dei consumi, in questo modo si premia davvero chi consuma meno (cioè chi ha meno) andando a prelevare il maggior gettito da chi ha più disponibilità.
- Non definirei "socialista" l'ESM. La teoria nasce dall'evoluzione e dalla "fertilizzazione reciproca" di più ideologie: ordoliberalismo, liberalismo, dottrina sociale della Chiesa, sussidiarietà, comunismo, ecc. A mio parere, entrambe le soluzioni (accentramento e decentramento federale) sono utilizzabili per il perseguimento dell'obiettivo di creare una società che abbia le stesse dimensioni del mercato attuale. Se il trend è mondiale ed irreversibile, occorre semplicemente scegliere tra decentramento ed accentramento. Ovviamente la scelta deve essere compiuta storicizzando questi due modelli, in altre parole: in America potrebbe funzionare la centralizzazione perchè l'America ha un determinato passato ed un determinato ruolo (principalmente di difesa), in Europa che non ha necessità di difesa occorre una struttura federale decentrata. Ovviamente questo è il mio pensiero. L'idea di federazione secondo me è vincente e dicendo questo, per federazione, intendo la definizione dottrinale del termine al netto di "deviazioni" (Es. Russia), ovvero:" La federazione (dal latino foedus, 'patto, alleanza') è un ente costituito dall'associazione di più enti che, in tal modo, pur mantenendo la propria organizzazione, danno vita ad organi unitari per perseguire scopi comuni." La questione è (secondo me) che se non si sta al passo con l'ampliamento della dimensione dei mercati, non si va da nessuna parte e l'unico modo possibile è aggregandosi. Il modo per farlo mantenendo una certa autonomia delle varie nazioni in aggregazione è appunto il federalismo.

MR 

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Luca-Ciurlia

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Il mito dell’economia sociale di mercato

from Luca-Ciurlia on 12/02/2013 10:54 PM

Posto qui per dare il via...se poi Riccardo aveva altri piani, vabbè, cancella pure :-P

Comunque condivido questo articolo:

http://thefielder.net/09/07/2013/il-mito-delleconomia-sociale-di-mercato/#.Up0AIGCA11s

AVVERTENZA. è un articolo mostruosamente di parte, espone alcune critiche (alcune alquanto ridicole ma vabbè...)

 

Per quanto mi riguarda fo solo pochissime osservazioni:

-Per quanto riguarda il pareggio di bilancio, meh, non sono un grande sostenitore. Forse è l'unica cosa su cui posso concordare...

-Aaargh, la parte sull'incostituzionalità della progressività delle imposte mi ha ferito! A parte che nella Costituzione troviamo che ognuno paga in ragione delle sue disponibilità, ma vabbè, è proprio un punto che a mio parere non sarebbe nemmeno da sollevare.

-La riflessione sull'aggettivo "sociale". Nell' articolo forse è proprio sbagliata l'impostazione e l'idea, ma (e questa è una domanda che porrò anche al professore, magari dopo la lezione...) non è forse un po' troppo forte? È vero che sociale =/= socialista, ma l'idea di una federazione sebbene con tutti i decentramenti del caso, non potrebbe essere deleteria per quei paesi dell'Est che da una Federazione sono appena usciti dopo lotte e prosciugamenti?

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